16 Gennaio 2024

Bench-Mark | Dialoghi dalla panchina: intervista a Samuele Pigoni

Bench-Mark | Dialoghi dalla panchina è la rubrica di Torino Social Impact in cui gli attori dell’ecosistema torinese della impact economy si raccontano e condividono i valori che li hanno spinti ad aderire alla rete dei partner. Il tutto avviene davanti a una telecamera, seduti su una panchina in un punto della città per loro significativo.

In questo nuovo episodio di Bench-Mark, Francesco Antonioli ha intervistato Samuele Pigoni, segretario generale di Fondazione Time2.

 

(La trascrizione del video è disponibile dopo il video)

Francesco Antonioli: Ci sono luoghi emblematici che raccontano l’idea della contaminazione positiva di Torino Social Impact con la città. Per esempio: la nuova sede della Fondazione Time2, che si trova esattamente di fronte alle Ogr – le OGR tech – che è il cosiddetto miglio dell’innovazione, quasi a testimoniare che l’innovazione sociale deve andare di pari passo con quella tecnologica. Ebbene è proprio un po’ il simbolo, se vogliamo, del percorso che stiamo facendo con il nostro Bench-Mark, perché questa realtà nata nel 2019 testimonia il desiderio, la volontà di creare un’economia di impatto che sia però anche positiva, significativa per il territorio, aprendosi alla città e non ripiegandosi su se stessa in maniera autoreferenziale proprio per testimoniare meglio che uno sguardo, una visione di un’economia diversa è possibile.

Samuele Pigoni: Sono Samuele Pigoni, il segretario generale di Fondazione Time2 e siamo nella nostra sede inaugurata nell’autunno del 2023. Alle mie spalle la scritta, il nostro motto: Cambiare significa guardare le cose in modo diverso. Noi ci occupiamo di disabilità, di passaggio alla vita adulta e cerchiamo, mentre affianchiamo le persone, i giovani e le famiglie, anche di cambiare la rappresentazione che della disabilità ha la nostra società.

Perché è importante fare rete?

Samuele Pigoni: Sui temi della disabilità e della costruzione di una società ampia, Torino ha una tradizione. Ci sono storicamente enti e organizzazioni che hanno una tradizione forte in questo ambito. Quello che però stiamo vivendo è che sul tema specifico della disabilità, appaiono anche nuovi soggetti. Centri civici, scuole, associazioni sportive, giovanili e culturali si affacciano a questo tema e lo fanno portando una prospettiva di cittadinanza. Dicono: noi vogliamo essere contesti e spazi accessibili, aperti a corpi e cittadinanza diverse, perché il cittadino tipo è un cittadino diverso, con caratteristiche molteplici.

In che modo operate?

Samuele Pigoni: Noi lavoriamo su tre assi. Lavoriamo con le persone, quindi con i giovani che si affacciano alla fase dell’età adulta, lavoriamo con i giovani e le loro famiglie; lavoriamo con le organizzazioni e creiamo una rete di collaborazioni su progetti di accessibilità, di rimozione delle barriere materiali e immateriali. E il terzo livello del nostro impegno è quello formativo-culturale. Su questo, ad esempio, lavoriamo con l’Università degli Studi di Torino alla promozione di Master e formazioni specifiche. Su questi temi, come vedete, è una rete che si nutre del contributo di molti. Il tipo di cambiamento che auspichiamo non è possibile perseguirlo da soli. Quindi la nostra strategia è intimamente una strategia collaborativa e di rete con enti pubblici e privati.