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Con.Te – Connessioni e Territori

Con.Te intende favorire coesione e inclusione sociale nell’area del CISSAC lavorando con persone straniere in condizione di fragilità a cui sarà proposto un percorso che individua nel lavoro lo strumento per la conquista di autonomia economica e prima ancora di dignità personale e riattivazione sociale. Il percorso di inserimento lavorativo (costituito da 2 azioni: Orientamento e accompagnamento al lavoro e Tirocini formativi) si fonda su un’azione trasversale orientata a stabilire relazioni tra le persone straniere in difficoltà presenti sul territorio e le amministrazioni locali (Costruire connessioni). Questa azione è funzionale alla creazione di una comunità che metta insieme amministratori, soggetti attivi sul territorio e persone con background migratorio, per costituire un sistema capace di accogliere e di valorizzare agli occhi della cittadinanza la ricchezza dell’accoglienza. Terzo pilastro del progetto è il percorso di empowerment degli enti locali, pensato per trasmettere agli amministratori le competenze necessarie per dialogare con gli stranieri, comprenderne i bisogni e rispondere con efficacia attraverso gli strumenti più adatti.

Un reale sviluppo di territorio si può ottenere solo grazie alla sinergia tra enti locali, abitanti, realtà presenti. Solo così si giunge ad una rivoluzione culturale che porta ad un positivo cambiamento.

Ente capofila Cooperativa Sociale Liberitutti spa
Territorio
Eporediese
Ambito di intervento
Lavoro, nuove economie e autonomia
Principale tematica
Lavoro e autonomia
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Con.Te

L’esperienza di Liberitutti e del CISSAC nei Comuni interessati dal progetto consente di individuare tre tipologie di soggetti con background migratorio che vivono il territorio in condizioni di fragilità, accomunate dalla necessità di sviluppare una rete sociale positiva e quindi potenziali beneficiari del progetto:

  1. Soggetti segnalati dalle amministrazioni locali. Sul territorio sta emergendo il fenomeno dell’immigrazione da altre parti d’Italia di alcune comunità di stranieri attratti da possibilità lavorative e/o abitative che non sempre si dimostrano veritiere o, se esistenti, inseriscono gli individui nel circuito dell’impiego grigio/nero. Non vi sono a oggi competenze né servizi pronti a parlare e sostenere queste persone dentro le amministrazioni locali, che è capitato si siano rivolte a Liberitutti per ottenere supporto.
  2. Giovani donne che si prostituiscono sul territorio, intercettate grazie al lavoro dell’unità di strada “Talk to me”. Si tratta di ragazze (per lo più nigeriane) costrette a prostituirsi sul territorio del Canavese ma, secondo le logiche della tratta, residenti altrove, così da evitare che costruiscano una rete di contatti. Il completo isolamento e la giovanissima età le rende soggetti particolarmente sensibili da agganciare: Liberitutti durante tutto lo svolgimento del progetto di Unità di Strada ha fornito un supporto a istituzioni e Forze dell’Ordine che non hanno le competenze specifiche per accoglierle in un ambiente protetto e positivo.
  3. Donne e uomini richiedenti asilo inseriti nei centri di accoglienza di primo livello (CAS) gestiti da Liberitutti. Dei 3 menzionati si tratta dei soggetti meno isolati, essendo guidati dagli operatori sociali nell’accesso ai servizi del territorio e nell’acquisizione delle competenze di base per interagire con il contesto in cui si trovano. Ciò nonostante anche questi soggetti faticano a trovare una collocazione lavorativa e abitativa sul territorio, che si rivela difficile perché caratterizzato da reti sociali chiuse e difficili da penetrare.

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