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Cambiamento climatico e disabilità

La Giornata della Terra si celebra il 22 aprile di ogni anno, a partire dal 1970, dopo che 20 milioni di cittadini statunitensi si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del pianeta. Nata quindi per sensibilizzare sull’importanza di conservare le risorse naturali e prevenire il cambiamento climatico, ribadisce anche il diritto di ogni persona di vivere in un ambiente sano, equilibrato e sostenibile. Ogni persona significa comprendere anche, e soprattutto, chi ha una o più disabilità, ossia il 15% della popolazione globale

 

Disabilità e cambiamento climatico

È dimostrato che il cambiamento climatico ha degli effetti diretti ed indiretti sui diritti umani, quali il diritto alla vita, alla salute, ad avere una casa, all’accesso all’acqua, ai servizi igienico sanitari, alla cultura, all’autodeterminazione e allo sviluppo. Tali effetti aumentano in modo esponenziale se ad affrontarli sono persone con disabilità. L’Alto Commissariato per le Nazioni Unite ha ribadito infatti che “le persone con disabilità sono le più colpite in caso di emergenza, sostenendo tassi di morbosità e mortalità proporzionalmente più elevati rispetto al resto della popolazione. Allo stesso tempo, la maggior parte non è in grado di avere accesso al supporto di emergenza” (qui i report). 

Anche il cambiamento climatico ha quindi delle conseguenze maggiori per chi presenta uno o più fattori di vulnerabilità, che si trova ad affrontare in prima linea le calamità naturali e le conseguenti violenze da esso causate.

 

una sedia a rotelle di fronte al mare

Foto: Hans Moerman – Free to use under the Unsplash License

 

Perché coinvolgere le persone con disabilità nei programmi riguardanti il clima

Gli impatti negativi dei cambiamenti climatici richiedono misure adeguate che tengano conto delle esigenze specifiche delle persone più vulnerabili e che siano in grado di coinvolgerle nella pianificazione delle risposte per le catastrofi naturali, dei piani di evacuazione e delle emergenze umanitarie.

Come afferma in questo articolo la giovane attivista con disabilità Daphne Frias: “Siamo spesso esclusə dalle conversazioni sulla giustizia climatica e ambientale, che sono in genere guidate da persone non disabili che creano sistemi inaccessibili. Non hanno consapevolezza sociale o spaziale di cosa significhi vivere con una disabilità, cosa che penso sia molto problematica. Finiscono per creare qualcosa che sia conforme alla politica federale, ma non lo per un’esperienza vivibile. Questo non funziona. […] Si devono invece ascoltare le comunità in prima linea. Abbiamo sperimentato il cambiamento climatico prima ancora che fosse un popolare argomento di conversazione e saremo i primi individui colpiti dalla crisi climatica”. 

Non è esattamente quello che è successo durante i lavori Cop26 a Glasgow, ma si spera di poter imparare dall’esperienza!

Data di pubblicazione 22 Aprile 2022
una sedia a rotelle di fronte al mare
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